Gli hacktivist e la guerra in Siria

I venti di guerra soffiano e purtroppo continueranno a soffiare su scenari classici, e la Siria potrebbe essere presto uno di quelli.

Stavolta però, proprio perché parliamo della Siria, la guerra combattuta non sul fronte del confine o delle città, ma sulla linea rossa del web e di internet, il cyberwarfare, avrà probabilmente la sua prima uscita pubblica.

Da anni gli analisti di sicurezza (informatica e non) di tutto il mondo studiano il fenomeno dei gruppi di hacktivist che combattono e si combattono una guerra parallela, più “fredda” di quella ufficiale. Se non altro perché non ha, per ora e per quel che ne sappiamo, morti ammazzati.

Questi gruppi sono sempre stati attivi, e sono sempre stati più o meno esplicitamente supportati dai rispettivi governi. Ogni tanto c’è qualche notizia sui media mainstream, in particolare quando ci sono frecciatine più o meno pesanti da parte dei vari governi, come ad esempio questa degli Stati Uniti contro gli attacchi hacker cinesi.

La Siria, dicevamo, è diversa. Ma perché?

Perché la Siria dispone del primo vero, pubblico e pubblicamente supportato dal suo governo gruppo di hacker destinati al cyberwarfare: il Syrian Electronic Army.

Per capire quanto sia attivo questo gruppo, basta fare una ricerca sul sito di Graham Cluley (uno degli analisti di sicurezza informatica più attenti su questo tema, dopo aver lavorato per anni in Sophos)

clueleysyria

E questi sono gli attacchi delle ultime settimane.

Come si può notare il target prediletto del SEA sono i principali media statunitensi.

Addirittura qualche giorno fa sono arrivati, tramite un semplicissimo attacco di tipo spear phishing, quasi a modificare la homepage del New York Times.

Dallo screenshot pubblicato proprio dal SEA si vede come avevano già modificato il feed delle notizie, inserendo un sito arabo pro-governo siriano

nytsea

Ma, come in tutti gli scenari di guerra classici, chi è attaccato non sta fermo a subire le conseguenze. Reagisce.

Mentre però in uno scenario classico sono gli stati a farsi la guerra, nel mondo degli hacktivist non c’è una distinzione chiara delle parti, anzi spesso la confusione di chi-si-allea-con-chi è tale che gruppi di hacktivist di una nazione possono agire in contrasto al loro stesso governo.

Proprio in questi giorni, sulla pagina Facebook del movimento LulzSec, è partita una pesante campagna di reclutamento di persone esperte in vari settori, proprio per agire in vista di un possibile attacco alla Siria.

LulzSec era (ma sarebbe meglio dire è) un gruppo di hacker e hacktivist molto famoso nell’ambiente, noto in particolare per l’Operazione Antisec, proprio in contrasto alle misure antiterrorismo del governo USA, che puniscono severamente anche le attività di hacking.

Alleati e partner di Anonymous in diverse operazioni, furono poi duramente colpiti quando uno dei loro capi si rivelò essere un informatore dell’FBI, e questo portò all’arresto di diversi altri esponenti di punta del gruppo.

Queste azioni comunque hanno solo rallentato l’attività del gruppo, che come detto in questi giorni di preparativi di una guerra in Siria sta raccogliendo le forze

lulz

lulzjihad

Il punto più interessante è che il target sono sì i siti jihadisti e in ogni caso il governo Siriano. Ma l’operazione nasce principalmente per aiutare chi si trova in Siria

lulztor

Ma non in ogni caso a supportare un possibile attacco USA.
Vista la palese ostilità del gruppo verso Washington.

In conclusione la situazione, come già detto, è molto confusa, ma probabilmente questi sono gli scenari con cui ci dovremo confrontare sempre di più nei prossimi anni.

Specialmente perché gli hacktivist tendono sempre ad agire in base ad una specifica ideologia, e quindi sono potenzialmente molto più pericolosi, meno prevedibili e più spregiudicati di un potenziale gruppo hacker militare o governativo.

Molto spesso infatti proprio i governi sfruttano questi gruppi per fare vere e proprie operazioni underground, ben al di la di qualsiasi legge nazionale ed internazionale.

Del resto come ha scritto Topiary, uno dei leader di LulzSec arrestati dopo il “tradimento” di Sabu, nel suo ultimo tweet

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