Apre il Museo del Malware

Penso di non svelare un gran segreto se dico che tutti i professionisti della sicurezza (quelli che “difendono”) hanno una grande ammirazione per le tecniche in costante evoluzione di chi prova a bucare i sistemi (quelli che “attaccano”).

Ora è giusto celebrarli, e dove se non su Archive.org?

mmuseum

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È tornato il ransomware

Leggevo sul blog del laboratorio di ricerca di F-Secure un’analisi su un recente malware di tipo ransomware. E la trovo molto interessante per parlare questo particolare tipo di software malevolo. Qui di seguito trovate il video in cui il grande Mikko Hyppönen spiega cosa hanno analizzato. Aggiungo solo che questo tipo di malware mi piace parecchio,  perché rende bene l’idea di come ormai ci sia una vera e propria industria criminale dietro questi programmi. Che fa anche un sacco di soldi.

Questi programmi sostanzialmente bloccano o l’intera postazione (come nel caso esposto da F-Secure) oppure criptano alcuni file di sistema e/o documenti dell’utente, come la cartella Documents&Settings ad esempio. Poi ti chiedono un riscatto e, visto che la cifratura è anche a 1024bit, hai da paga’… Potrebbero essere considerati la versione “cattiva” dei Rogue AV. Anzi, nel particolare il caso presentato da F-Secure è davvero un ibrido, visto che non c’è traccia di esplicito ricatto.

Diciamo che i ransomware non sono una novità dell’ultima ora, anzi. I Kaspersky Labs, sempre molto attenti a questo argomento, avevano previsto una nuova ondata per la fine dell’anno scorso, mostrando anche un tipo di malware che addirittura arrivava a rapire il master boot record.

La cosa interessante è che, come dicevo all’inizio, viene dimostrato chiaramente che stiamo di fronte ad atti di criminalità organizzata vera e propria. Perché per preparare una cosa del genere non ci vuole solo un cyber-criminale qualsiasi, ci vogliono: chi programma il software (e deve essere bravo, guardate la grafica..), chi si occupa di affittare i PRN, chi gestisce la botnet per spammare il malware e/o spargerlo in giro… Insomma la situazione è molto complessa.

Ormai da anni, sia nei convegni che negli spazi online, tra i professionisti dell’infosec si parla di questa industria sotterranea, con bilanci da capogiro che hanno poco da invidiare ai traffici criminali considerati normali.

Solo che se sei membro di una botnet non lo sai e non lo vedi, se ti rapiscono i tuoi dati e ti chiedono il pizzo sì. Sarà forse per questo che i ransomware non sono poi così diffusi?

Bye!