Obamacare e il cybercrime

A volte sembra che il mondo del crimine informatico, sia legato solo alle tecnologie, alla vendita di armi, droga e pedopornogrfia nel deep web.

Tutta roba più o meno da film, che ogni tanto emerge nella stampa mainstream, magari facendo di tutta l’erba un fascio per accusare tecnologie molto importanti che non si comprendono (successe qualche mese fa quando Tor fu accusato di ogni male possibile).

Però il cybercrime, essendo un’emanazione digitale del crimine organizzato fisico (cioè quello che ti brucia il negozio se non gli paghi il pizzo), è sempre molto aggiornato e, soprattutto, legato al mondo reale.

Vediamo quindi di analizzare un esempio molto concreto, partendo da una delle riforme più importanti fatte negli Stati Uniti negli ultimi anni: Obamacare.

obamacare

Discutendo su LinkedIn, Luca di Abissi ha segnalato come nel deep web ci sia un gran movimento di mercato legato alla compravendita di identità con annesso profilo e informazioni mediche.

Questo è stato poi confermato da esperti nel settore del furto di identità come Robert Siciliano: Healthcare Data under Attack.

Siciliano, citando uno studio dell’Istituto Ponemon, spiega molto chiaramente la situazione

in the world of black market information, a medical record is considered more valuable than everything else

Il mercato delle identità digitali è sempre stato molto florido, in particolare con la facilità con cui è possibile recuperare informazioni in un web popolato di social network. Anzi comprare stock di profili reali, carte di credito o addirittura documenti, per chi frequenta dei market nemmeno tanto nascosti è un’attività facile e abbastanza economica.

Ora però l’asse si è spostato su qualcosa di più pregiato, ovvero le identità complete di una persona ma senza i dati finanziari, bensì quelli necessari a stipulare un’assicurazione medica.

La grande riforma di Obama, essendo fondamentalmente un filtro governativo a tante assicurazioni sanitarie private, ha aumentato a dismisura il valore di queste informazioni e quindi il loro mercato nero parallelo.

Questo accade per il solito fondamentale problema: la mancata protezione di dati personali da parte di chi li tratta.

Ma mentre una carta di credito si può bloccare con una telefonata, e se siamo assicurati riusciamo anche a ottenere un rimborso, con i dati sanitari la cosa cambia drasticamente. Anche perché i numeri di carte di credito nascono e muoiono in poco tempo, il profilo sanitario resta molto più a lungo.

Comprando un’identità sanitaria è possibile infatti presentarsi ad una struttura come se si fosse la persona derubata, e i dati saranno aggiornati su quel profilo.

Se quindi venisse fatto un trattamento ospedaliero particolare, o anche una banale analisi del sangue, i dati sarebbero riportati sul profilo della persona reale. Che ignara di tutto magari si presenterà dopo qualche mese in una struttura sanitaria, necessitando di cure, e potrebbe rischiare grosso qualora nessuno si accorgesse dei dati errati.

Anche potenzialmente la vita.

Questa storia quindi conferma il rischio che la nostra identità digitale, e quindi sempre più quella reale, siano facilmente trafugabili. È sempre più importante quindi porre estrema attenzione al trattamento di dati sensibili come quelli sanitari.

In USA la situazione è davvero a rischio, in Italia per fortuna il Codice Privacy prevede norme stringenti per questo tipo di dati. In ogni caso con la proliferazione di banche dati e dispositivi è fondamentale non perdere mai di vista i rischi che si corrono.

Questo esempio poi conferma anche la sovrapposizione tra crimine “vero” e cybercrime. Cosa che gli addetti ai lavori dicono da anni, ma che ora si sta manifestando sempre di più, minacciando elementi fondamentali della vita di ogni persona, come la salute.

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