Gli amici non lasciano altri amici usare IE6 (e qualche considerazione sui problemi di sicurezza)

Altra notizia che riguarda Microsoft (non me ne volete, ma le news queste sono…).

Dopo averci provato per diverso tempo, Microsoft ritorna all’attacco sulla questione dell’abbandono di Internet Explorer 6. Nonostante quest’anno si compia il decimo anniversario della nascita, il browser è tuttora utilizzato in gran parte del mondo.

Feliciano Intini, Chief Security Advisor di Microsoft Italia e prolifico blogger, parla in un suo articolo di ben il 12% di utenti mondiali di IE6, con un 3,3% in Italia.

Microsoft ha lanciato quindi una campagna volta a far scendere la percentuale globale all’1%. Potete verificare lo stato sul sito Internet Explorer 6 Countdown.

La cosa che trovo interessante è che uno dei principali problemi della sicurezza del software, ovvero l’obsolescenza dei prodotti e il loro mancato aggiornamento, trova nel caso di IE6 un case history incredibile. Questo anche per colpa di Microsoft ovviamente. Sicuramente non hanno fatto bene i cinque anni passati tra le versioni 6 e 7 di IE, che hanno lasciato ben sedimentare il software, sia per le difficoltà nel rilasciare patch di sicurezza di un prodotto che forse non era stato pensato come security-driven. Già nel 2004 parlavano di ben 234 versioni su cui fare i test prima di una fix di sicurezza.

Diciamo che era stato pensato prima della svolta imposta da Bill Gates sulla sicurezza del software, svolta necessaria e che ritengo sia ancora un esempio su come le cose possono cambiare, anche se è difficile debellare il pregiudizio anti-Microsoft che ancora impera…

Fatto sta che ora uno dei prodotti più pericolosi per la navigazione web è ancora molto utilizzato, e le percentuali asiatiche sono preoccupanti. In effetti stando in Giappone mi sono accorto di come IE6 fosse diffuso nei chioschi internet a pagamento.

Sicuramente uno dei motivi principali del mancato upgrade è la compatibilità. Ci sono ancora un sacco di siti in giro e la stessa Microsoft ha previsto una funzione di retro-compatibilità per chi usa IE8.

Questo è il secondo punto di interesse di questa storia, perché è un esempio di un altro dei principali problemi della sicurezza del software, ovvero le errate strategie aziendali. Trovo molto pericoloso infatti anteporre il costo dell’aggiornamento di un’applicazione web (soprattutto se intranet) al rischio che si può correre continuando ad usare software pericolosi e con vulnerabilità utilizzabili anche da script kiddie
Va detto per completezza che, ragionando da CEO e guardando al rapporto costi/benefici, può essere comprensibile non intraprendere certe strade. Gartner stesso (fin troppo ascoltato ai piani alti) dice che i costi della migrazione sono troppo costosi, e che la stessa Microsoft non offre dei piani di rientro facili, e economici, da percorrere. E questo chiunque lavori in una azienda di grandi dimensioni lo deve sapere, che sia esperto di sicurezza o dirigente.

In conclusione la situazione è molto più complessa di quanto si possa pensare, e non si risolve con un semplice Windows Update… Sono sicuro che prossimamente avrò modo di trattare queste problematiche di sicurezza in modo più approfondito.

Bye!

Il pwn2own non spaventa Microsoft (forse…)

Stavo leggendo stamattina che Microsoft non rilascerà delle patch straordinarie per Internet Explorer prima del pwn2own.

Il pwn2own, per chi non lo sapesse, è un evento che si svolge tra qualche giorno durante il CanSecWest a Vancouver, sponsorizzato dai DVLabs di Tipping Point.
L’evento ha una grande eco mediatica perché organizzato molto “furbescamente“.

In pratica si mettono ad disposizione dei dispositivi, tipicamente portatili e smartphone, con relativi browser ed il primo che riesce a bucare i sistemi si porta a casa sia l’hardware che un po’ di soldini. Per bucare si intende prendere il possesso del dispositivo (pwn) facendo navigare il browser in un sito web appositamente creato per sfruttare una vulnerabilità. L’eco mediatica viene generata dalla classifica di cracking dei diversi browser (IE, Firefox, Safari e Chrome), e la stampa generalista fa a gara nel dire che un sistema è più vulnerabile di altri.

La cosa non è vera ovviamente, perché il pwn2own è vinto da ricercatori che tirano fuori al momento giusto il loro zero-day, bucando il sistema in pochi secondi. L’evento quindi non può essere usato per valutare la sicurezza di questo o quel sistema, ma solo la bravura (o la furbizia, boh…) di alcuni ricercatori.

Fatta questa premessa e considerata appunto la risonanza che ha sulla stampa, i produttori di browser si affrettano, nelle settimane che precedono l’evento, a tappare quanti più buchi possibili, per cercare di spuntare le armi in mano ai concorrenti del pwn2own.
Microsoft ha invece deciso di non includere nulla relativo a IE nel suo patch tuesday, rispettando la sua decisione di aggiornare il browser solo nei mesi pari (infatti aveva rilasciato a febbraio un elevato numero di fix).

Trovo la scelta particolarmente azzeccata e ulteriore segno di maturità da parte dell’azienda di Redmond nel campo dell’infosec. Sia perché indica una volontà di non seguire l’evento del momento solo per comodità mediatiche, ma di rimanere coerenti con la propria politica di sicurezza informatica (che in effetti ha portato frutti su diversi fronti). Inoltre, come correttamente analizzato da Computer World, evitando di rilasciare patch all’ultimo secondo Microsoft può concentrare i suoi sforzi sul rilasciare il fix della vulnerabilità trovata al pwn2own il prima possibile.

Perché comunque sa che IE verrà bucato. E forse ne uscirà meglio di Apple, o Google o Mozilla, che pur avendo rilasciato tonnellate di fix verranno sconfitti comunque, e magari anche in meno tempo…

Per chi volesse seguire il pwn2own in diretta può leggere i tweet della Zero Day Initiative o di Aaron Portnoy dei DVLabs.

Dopo l’evento analizzerò meglio i risultati.

Bye!